Solferino

Abitata fin dal III millennio a.C., come attestano importanti reperti risalenti al 1400 a.C. rinvenuti a Barche e a Pozzo Catena, riferibili alla Cultura di Polada, documentano la presenza di un insediamento fin dall’Età del Bronzo. L’area di Solferino venne colonizzata da popolazioni etrusche e romane. Dalla sommità della collina su cui si è sviluppato il centro abitato, il panorama si estende fino alle rive del Garda. Per la sua posizione strategica, la zona fu compresa nel distretto amministrativo fines Sermionenses, le cui strutture difensive, nel IV secolo, vennero travolte dell’avanzata longobarda e poi ripristinate in epoca carolingia, come testimoniato dai resti di un antico castello-ricetto in prossimità della Rocca, al cui interno sopravvivono tracce della piccola chiesa dedicata a San Michele Arcangelo.
In particolare, il castrum Solferini e la chiusa sita in eodem castro sono citati in un atto del 1090 di Uberto, conte parmense alleato di Matilde di Canossa. Risale al Medioevo la Rocca, ribattezzata in seguito Spia d’Italia, osservatorio militare che dominava la Pianura Padana. La rocca fu oggetto di massicci interventi gonzagheschi tra il 1374 e il 1380. La grande torre della rocca fu riaggiornata, un secolo dopo, grazie all’architetto Luca Fancelli. Fu in seguito Orazio dei Gonzaga di Castiglione, nella seconda metà del Cinquecento, a riconfigurare completamente l’assetto della zona posta sulle pendici della Rocca, con la costruzione di una dimora patrizia con il contributo di architetti come Pompeo Pedemonte, Bernardino Facciotto e Oreste Vannucci Biringucci. Le antiche costruzioni che risalivano ai più antichi insediamenti medievali e alto medievali furono inglobate nell’area del Palazzo-Castello. Ma il nome di Solferino, insieme a quello di San Martino, si lega principalmente alla memoria della battaglia decisiva per gli esiti della Seconda Guerra d’Indipendenza, combattuta il 24 giugno del 1859 tra gli eserciti piemontese e francese, da una parte, e quello asburgico, dall’altra. Sul campo di battaglia rimasero i corpi di oltre 30.000 uomini, una carneficina che ispirò a Henry Dunant, nel frattempo di stanza a Castiglione delle Stiviere, l’idea di istituire la Croce Rossa Internazionale. Nel 1870 il conte Luigi Torelli, patriota valtellinese, costituì la Società di Solferino e San Martino, con il compito di onorare la memoria dei caduti, valorizzare gli ideali del Risorgimento e conservarne i monumenti. Il Memoriale della Croce Rossa, il Museo del Risorgimento, la Chiesa di San Nicola, la seicentesca Chiesa di Santa Maria Assunta, la Chiesa di San Pietro in Vincoli col suo Ossario – che dal 1870 custodisce le spoglie di 7000 caduti degli eserciti austriaco e franco/piemontese – sono luoghi significativi della storia e dell’identità culturale di questo territorio.

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